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Covid-19 e Criminalità organizzata

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Al microfono:
Pietro Dommarco, giornalista, direttore del periodico Terre di frontiera, Premio Restart Antimafia 2018, Premio Giornalistico Reporter per la Terra 2016, Premio internazionale all’impegno sociale 2015.
con Giovannipaolo Ferrari, sociologo, esperto di analisi delle politiche pubbliche con particolare attenzione ai temi del lavoro, delle politiche sociali e ambientali.

Ospiti della puntata:
Marcello Ravveduto, professore di Digital Public History presso le Università di Salerno e di Modena e Reggio Emilia; Gerardo Melchionda, responsabile di Libera area Lagonegrese, Basilicata; Tommaso Battaglini, presidente di Sos Impresa Salerno, Campania.

L’Editoriale di Giovannipaolo Ferrari:
Il già citato capo della Polizia Franco Gabrielli in un intervento contenuto in un documento che l’Interpol ha inviato ai circa 200 nazioni che fanno parte dell’organizzazione e che contiene una prima valutazione dell’impatto del Covid-19 sui compiti delle forze di polizia e sull’evolversi dell’azione criminale, ha rilanciato l’allarme criminalità organizzata.
Il capo della Polizia ha indicato 4 interventi necessari per contrastare questa situazione:
1. Rendere “ancora più incisivi” il monitoraggio e la prevenzione per tutelare le infrastrutture critiche;
2. “Massimo impegno” nell’analisi info-investigativa su come si stanno ‘riposizionando‘ le organizzazioni criminali;
3. “Tracciare e controllare” i circuiti economico-finanziari per evitare che possano essere immessi nei circuiti legali capitali nella disponibilità delle mafie;
4. “Prevenire” le infiltrazioni della criminalità organizzata nelle grandi opere.
Direi che questo è già un buon vademecum da seguire per evitare che ancora una volta le mafie mettano i loro tentacoli sui finanziamenti pubblici stanziati per l’emergenza Covid-19.
Ma resta scoperto il nodo più dolente per uno come me che è abituato a stare tra la gente: come evitare le speculazioni sulle fasce più deboli della popolazione, soprattutto al Sud?
Roberto Saviano in un articolo del 22 marzo su Repubblica ha scritto: “Le mafie sanno ciò di cui si ha e si avrà bisogno, e lo danno e lo daranno alle loro condizioni. È sempre stato così”.
Questa è la preoccupazione più grande in questo momento: che tanta gente, tante famiglie già indebitate e che anche prima del Covid-19 non riuscivano ad arrivare a fine mese chiedano aiuto allo strozzino di turno.
Marco Monnier lo scriveva già nel 1863: “La Camorra potrebbe essere definita l’estorsione organizzata”.
Chi può evitare tutto questo? Lo Stato? Non credo che l’azione dello Stato possa essere così rapida in queste circostanze. Le forze di polizia? Si, certo! Ma le forze dell’ordine non possono entrare in tutte le case, non possono controllare la moltitudine di situazioni e dinamiche differenti che in questa emergenza stanno emergendo.
Allora chi? Chi può farlo concretamente?
Carlo Levi in Cristo si è fermato ad Eboli scriveva che “Il vero nemico, quello che impedisce ogni libertà e ogni possibilità di esistenza civile ai contadini (oggi potremmo dire a una buona parte della popolazione), è la piccola borghesia dei paesi. È una classe degenerata, fisicamente e moralmente: incapace di adempiere la sua funzione, e che solo vive di piccole rapine e della tradizione imbastardita di un diritto feudale. Finché questa classe non sarà soppressa e sostituita non si potrà pensare di risolvere il problema meridionale”.
Oggi, questa piccola borghesia dei paesi ancora sopravvive, in qualche modo, vivacchia: compie ancora qualche piccola rapina (soprattutto nella pratica clientelare), ma non beneficia quasi più di alcun diritto feudale. Ebbene questa classe degenerata, come dice Carlo Levi, potrebbe fare, in questa circostanza straordinaria quello che non ha mai fatto prima: rompere con la criminalità organizzata con cui spesso condivide interessi e tendere una mano a coloro che hanno più bisogno. Dove non arriva lo Stato potrebbe arrivare la solidarietà di coloro che godono di una stabilità economica e di una vita agiata. Attraverso gesti generosi e disinteressati si potrebbe evitare che molte famiglie entrino nel tunnel dell’usura e dell’estorsione. Non si tratterebbe di carità, ma di solidarietà organica: il miglior modo di far nascere e cementare quella coesione sociale chimera del Bel Paese.